La fabbrica dimenticata, Castellazzo di Bollate

L'evento - la mostra - il libro


‘La fabbrica dimenticata’, una mostra eccezionale, raccoglie le immagini con cui il fotografo e cineasta Luca Comerio ha documentato l’attività dello stabilimento della Sutter & Thèvenot, i vari reparti e le maestranze che vi lavoravano. In questo luogo, il 7 giugno 1918, avvenne un’esplosione che provocò molte vittime, la maggior parte delle quali operaie. Uno dei testimoni fu Ernest Hemingway, intervenuto come soccorritore.

L’intreccio di destini di un giovane volontario della Croce Rossa Internazionale e delle giovani donne che lavoravano nella fabbrica ha ispirato lo spettacolo teatrale ‘Lungo strade ombreggiate da pioppi’, curato dalla compagnia Nudoecrudoteatro.

Questa proposta storico-artistica trae origine dalla caparbietà di un gruppo di amici bollatesi, appassionati di storia locale ed instancabili curiosi.

Lo stabilimento sutter & thèvenot
castellazzo di bollate

L’intensità ed il prolungarsi del conflitto impose la creazione di sistemi di produzione di materiale bellico per far fronte alle sempre maggiori necessità. Per l’approvvigionamento di bombe e granate destinate alla fanteria impegnata sul fronte l’Esercito Italiano fece ricorso alla società svizzera Sutter che, su licenza della società francese F Thèvenot insediò un impianto di produzione a Castellazzo di Bollate. La scelta del luogo è attribuibile alla distanza dai centri urbani, alla vegetazione circostante che permetteva di celare l’attività svolta e soprattutto alla vicinanza sia della linea ferroviaia Milano Saronno che del deposito militare di Ceriano Laghetto. L’inizio dell’attività inizia il 6 novembre 1916 da parte della ditta Sutter e Thèvenot in località “Fornace Bonelli” a Castellazzo. In data 8 giugno 1917 viene concesso dal sindaco un ulteriore ampliamento degli edifici che arriverà ad un totale di 40. Le donne fornirono una grandissima parte della manodopera necessaria costituita da oltre 400 addetti. Terminato il conflitto la fabbrica venne smantellata anche su richiesta della Giunta Municipale che, come risulta in verbale dell’inizio del 1919, pregava il Sindaco di “insistere presso le autorità competenti perchè venisse tolto completamente il polverificio nel più breve tempo possibile”.

l'esplosione

7 giugno 1918

Venerdì 7 giugno 1918, alle ore 13,50, lo stabilimento Sutter & Thèvenot è scosso da una devastante esplosione che provoca, fra le operaie addette alla produzione, oltre una sessantina di vittime. Non fu mai possibile stabilirne il numero definitivo in quanto la violenza dello scoppio, avvenuto verosimilmente nel reparto spedizione dove vi era la massima concentrazione del materiale esplodente, disperse i resti di molti corpi, e nulla si seppe in seguito della sorte di moltissimi feriti. Le donne bollatesi e castellazzesi che persero la vita portavano cognomi come Strozzi, Somaschini, Taveggia, Fusi, Minora, Recalcati, Conconi. La descrizione di quanto accaduto è riportata nelle pagine del Chronicon della Parrocchia di San Guglielmo di Castellazzo.

i personaggi


Ecco che attorno ad una fabbrica che sorgeva nella campagna milanese si incrociano, in modo fortuito due artisti di primissimo piano. Il grande fotografo, un vero e proprio artista per l’epoca, ed il grande scrittore: Luca Comerio ed Ernest Hemingway. L’immagine e il dramma, la realtà lavorativa ed il racconto della tragedia.

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luca comerio

Figura fondamentale nello sviluppo dell’arte fotografica in Italia, Luca Comerio nasce a Milano il 19 novembre 1878 e nella sua carriera da fotografo e cinematografo si cimenta in soggetti che spaziano dall’architettura al mondo dell’industria.

In ognuna delle sue fotografie dello stabilimento bellico di Sutter & Thèvenot persiste una profondità di campo in grado, anche grazie al grande formato delle stampe, di proiettare il visitatore nei reparti della fabbrica e di cogliere anche i più piccoli dettagli dei soggetti come i piedi nudi, le ciabatte, le acconciature dei capelli.

ernest hemingway

Sia pure in occasione di una circostanza così tragica come la terribile esplosione avvenuta nello stabilimento Sutter & Thèvenot, Ernest Hemingway – non ancora famoso – si trovò a passare sul territorio di Bollate. Ciò avvenne appunto il 7 giugno 1918. Arruolatosi volontario nella Croce Rossa Americana come guidatore di autoambulanze, il giovane Hemingway fu chiamato in servizio nel primo pomeriggio e fu inviato sul luogo del disastro per prestare soccorso. Per il giovane la vista dei corpi dilaniati dall’esplosione fu un trauma tremento. Da questa visione non si liberò mai, tanto da portarlo a scriverne, quattordici anni dopo, nel racconto “Una storia naturale dei morti” che divenne poi parte della raccolta “I 49 racconti” pubblicati del 1938.

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Ecco come Hemingway ricorda la sua terribile esperienza:

“Quanto al sesso dei defunti, è un dato di fatto che ci si abitua talmente all’idea che tutti i morti siano uomini che la vista di una donna morta risulta davvero sconvolgente. La prima volta che sperimentai quest’inversione fu dopo lo scoppio di una fabbrica di munizioni che sorgeva nelle campagne intorno a Milano, in Italia. Arrivammo sul luogo  del disastro in autocarro, lungo strade ombreggiate da pioppi e fiancheggiate da fossi formicolanti  di animaletti che non potei  osservare chiaramente a causa delle grandi nuvole di polvere sollevate dai camion. Arrivando nel luogo dove sorgeva lo stabilimento, alcuni di noi furono messi a piantonare quei grossi depositi di munizioni che, chissà perché, non erano saltati in aria, mentre altri venivano mandati a spegnere un incendio divampato in mezzo all’erba di un campo adiacente; una volta conclusa tale operazione ci ordinarono di perlustrare gli immediati dintorni e i campi circostanti per vedere se ci fossero dei corpi. Ne trovammo parecchi e li portammo in una camera mortuaria improvvisata e, devo ammetterlo francamente, la sorpresa fu di scoprire che questi morti non erano uomini ma donne.”

Il contesto storico

28 giugno 1914. Data storica che ci fa ricordare l’episodio di matrice estremistica, avvenuto a Sarajevo, dove persero la vita il granduca Francesco Ferdinato e la consorte. E’ in questo momento che si innescano una serie di decisioni politiche che condussero allo scoppio della prima guerra mondiale. Il conflitto, che conta uno spaventoso bilancio di oltre 10 milioni di morti, prepara il terreno all’avvento in Europa del regimi totalitari che hanno insanguinato l’intero ‘900, definito dagli storici “il secolo breve” a causa delle straordinarie trasformazioni tecnologiche, sociali ed economiche avvenute tra lo scoppio della prima guerra mondiale e della caduta del muro di Berlino, con il conseguente dissolvimento dell’Unione Sovietica. Le ostilità tra Austria, Ungheria e Serbia hanno coinvolro altre nazioni. La Germania si schiera contro l’Impero austro-ungarico e dichiara guerra alla Russia che a sua volta prende le difese di Serbia e Francia. La Gran Bretagna entra in conflitto contro la Germania. Nell’aprile del 1915 viene stipulato il patto di Londra che decide il nostro Paese alleato con Francia e Gran Bretagna. Il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra.

Di conseguenza, negli anni del conflitto, la produzione industriale di armamenti aumenta con ritmo vertiginoso. Uno sviluppo così imponente è stato possibile perchè il governo italiano è guidato da Antonio Salandra. Egli, assillato dalle difficoltà economiche e sempre convinto della breve durata della guerra, decide che le richieste dei comandi militari devono essere accolte a qualsiasi condizione. Offre quindi alle industrie belliche contratti vantaggiosissimi e concede amplissimi poteri ai comitati di mobilitazione in cui dominano gli industriali. Si crea quindi una situazione in cui lo Stato fornisce alle industrie sia le materie prime sia una manodopera disciplinata e costretta a sottoporsi a qualsiasi ritmo lavorativo. Tutto ciò comporta costi sociali molto alti, che ricadono in primo luogo sugli operai dell’industria bellica, sottoposti a una rigida disciplina e a ritmi di lavoro intensi e disciplina militare nelle fabbriche.

 

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