Introduzione alla strategia di conversazione

Negli anni ’80 gli affari erano in gran parte locali, conoscevi le persone con le quali lavoravi e avevano la tua stima.

Avanziamo rapidamente di 20 anni, la natura degli affari è completamente cambiata: banner pubblicitari, pop-up e posta indesiderata era diventata la pratica standard per i marketer che avevano perso il tocco personale nel modo in cui noi, come aziende, abbiamo sempre interagito con i nostri potenziali clienti.
La ragione alla base di questo cambiamento è piuttosto semplice: la tecnologia è cambiata e siamo in grado di raggiungere più persone in meno tempo.
Qual è la conseguenza?
La perdita delle relazioni che guidano un business di successo.
Le aziende avevano smesso di preoccuparsi dell’individuo per focalizzarsi solo sui CPM e i tassi di click-through.
Il motivo? Non c’è abbastanza tempo.
Ci vuole un certo impegno per costruire una relazione, stabilire fiducia e creare una soluzione per il problema del futuro cliente. Risultato? Hanno cercato di raggiungere quante più persone possibili indipendentemente dal fatto che si adattassero o no al cliente target, sperando che alcune di queste potessero diventare acquirenti.

Con lo sviluppo dell’Inbound abbiamo improvvisamente avuto modo di indirizzare il nostro marketing non attraverso migliaia di annunci e centinaia di telefonate, ma attirando le persone alla nostra attività creando contenuti informativi utili per il nostro target.
Questo è stato un enorme cambiamento per le aziende, poter smettere di sprecare risorse che non offrivano il livello desiderato di ritorno d’investimento.

Negli ultimi anni, ci siamo evoluti in un’economia “on-demand”. Siamo abituati a inviare messaggi ai nostri amici e parenti con conversazioni coinvolgenti su dispositivi e canali in qualsiasi momento e da qualsiasi posto.
Siamo abituati a ordinare quello che vogliamo ogni volta che lo desideriamo, e ci sentiamo frustrati quando dobbiamo aspettare.
In breve, la nostra aspettativa di connessione e soddisfazione personale è diventata fondamentale.
Ecco dove risiede il problema.
Le aziende non si sono adattate a questo 1:1, il mondo on-demand veloce come le nostre aspettative.
Come può essere possibile?
Diamo un’occhiata al modo “tradizionale” con cui sono stati gestiti i contatti con un’azienda e sviluppati i Lead.
Se hai familiarità con la pagina di destinazione tradizionale, probabilmente hai anche familiarità con l’acquisizione attraverso il modulo di Modulo di Contatto. L’utente è invitato a compilarlo, a volte in cambio di accesso a contenuti controllati. Se l’utente decide di inviare questo modulo, le informazioni sono salvate in un CRM e può essere inviata un’email automatica.
Solitamente sarà inviata un’email “educativa” e, se rispondono, potrebbero essere inviati a un altra, più diretta email che include un invito all’azione, ad esempio “iniziamo una riunione” che sarà impostata tramite una telefonata o una video chat.
Attraverso tutto ciò, il Lead non è stato in grado di rispondere a nessuna domanda e non è stato trattato come una persona. Invece è stato introdotto attraverso un processo automatizzato che potrebbe eventualmente non produrre una sorta di contatto personale e diretto.
La parte folle di tutto questo? Un pieno 55% delle aziende B2B può richiedere più di 5 giorni per rispondere, sempre se loro risponderanno a tutti.
Questo non è un potenziale cliente molto felice, vero?
Considerando che il tasso medio di apertura della posta elettronica è solo del 20% e il tasso medio di conversione dalle pagine di atterraggio sono solo del 2,35%, sembra come se mancassimo le opportunità per entrare in contatto con i potenziali clienti per costruire relazioni e incoraggiarli a fare affari con noi.
Sfortunatamente, questa è la realtà per molte aziende moderne.
Ci deve essere un modo migliore: inserire la strategia di conversazione.
Torniamo a quel potenziale cliente, quello che ha appena scoperto la tua attività.
La maggior parte dei tuoi visitatori lo fa tramite un dispositivo mobile e sta cercando te per rispondere alle loro domande: fornire loro informazioni e creare una connessione quasi immediatamente, in modo personale facendoli sembrare importanti per la tua azienda sarà la tua priorità.

Come puoi fare questo?
Immagina che quella persona sia arrivata sul tuo sito Web con alcune domande sul tuo prodotto o servizio. Che cosa sta davvero cercando è una soluzione a un problema o un modo per raggiungere un obiettivo. Alcuni istanti dopo il suo arrivo, appare un messaggio breve e semplice, chiede se ha domande sulla pagina in cui si trova ora o sui prodotti e servizi che offri.

L’82% delle persone vuole questo: impegnarsi in una conversazione, essere in grado di ottenere le risposte che stanno cercando e soprattutto non vogliono aspettare.
Considerando che il tempo medio di risposta e-mail del servizio clienti è di oltre 12 ore, la possibilità di ottenere risposte da chat dal vivo è chiaramente preferibile.
Una volta avviata la conversazione puoi porre loro delle domande, proprio come loro chiedono informazioni a voi.
Hai bisogno del loro nome della loro email? Chiedilo.
Secondo le domande che ti pongono e del modo in cui lo fanno, puoi fornire risposte chiare e coerenti immediatamente.
Puoi andare oltre la semplice generazione di contatti, ora puoi classificarli e farlo in tempo reale.
Impegnarsi con le persone alle loro condizioni, fornendo accesso alle conoscenze e alle competenze della vostra azienda quando hanno realmente bisogno di essa, evita spreco di tempo e risorse.

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Una strategia di conversazione basata sui concetti chiave d’inbound ha l’obiettivo finale di sviluppare relazioni su scala 1: 1, una conversazione alla volta, per creare un pieno coinvolgimento con potenziali clienti, con l’obiettivo finale di far sentire tutti unici, perché tutti contano.
Quando il 99% delle conversazioni avveniva di persona o per telefono, questo era relativamente facile realizzare.
Questo però è cambiato.
Oggi le persone possono avviare conversazioni su una varietà di “canali”: telefono, e-mail, social e live chat sono tutti esempi. Quelle conversazioni possono cambiare canale nel tempo – una telefonata potrebbe spostare un dialogo sulla posta elettronica, o una livechat può portare a una chiamata. Dobbiamo assicurarci di essere disponibili su tutti questi diversi canali, e comprendere anche i loro punti di forza e debolezza.
Quando parliamo di teoria della conversazione, ci riferiamo ai tre pilastri fondamentali della strategia conversazionale: Time to Live, Shared Knowledge e SCOPE.
Il primo dei pilastri è Time To Live, o TTL ​​ed è la quantità di tempo, in media, che la maggior parte delle persone è disposta ad aspettare una risposta dopo che hanno detto qualcosa o inviato un messaggio.
I canali hanno diversi periodi TTL che vanno da settimane a pochi secondi. Ad esempio, con l’e-mail, le persone di solito sono disposte ad aspettare fino a 24-48 ore prima che arrivi una risposta (a meno che tu non abbia dichiarato diversamente).
Quando passiamo alla live chat, sia sul sito sia tramite qualcosa come Facebook Messenger, la quantità di tempo che qualcuno è disposto ad aspettare prima di ottenere una risposta cade drammaticamente. Di solito attendono un’iniziale risposta entro pochi minuti e, nel bel mezzo di una conversazione, sono disponibili ad aspettare solo alcuni secondi.
Se non hai lo staff per gestire la chat dal vivo e mantenere quel tempo di risposta veloce, non ti preoccupare, puoi costruire bot. I chatbot possono coprire una grande quantità di domande e situazioni comuni, e come membri del team virtuale forniscono all’utente una risposta veloce. Quando le persone hanno bisogno di più di quanto il tuo chatbot può fornire, può connetterli con il membro più pertinente della tua squadra.
Alla fine della giornata, vogliamo essere sicuri che stiamo rispondendo alle persone, entro il tempo previsto, con informazioni e risposte che consentano loro di proseguire il proprio percorso d’acquisto.
Se hai bisogno di più tempo per ottenere la risposta o le informazioni che stanno cercando, non aspettare fino a quando non l’hai a disposizione, comunica loro che potrebbe richiedere un po’ di tempo e offrigli di consegnargliele tramite un canale differente, come la posta elettronica, dove il periodo TTL tende a essere più lungo. In questo modo stai garantendo che si sentano riconosciuti e trattati equamente, nel frattempo danno a te e al tuo team l’opportunità di fornirgli le informazioni corrette.

Il secondo pilastro è denominato Shared Knoweledge.
Quando dici “lo so”, stai parlando di qualcosa che tu, personalmente sai. Quando dici “lo sappiamo”, stai parlando di ciò che chiamiamo “conoscenza condivisa”.
Per sviluppare con successo una strategia di crescita colloquiale, devi concentrarti sulla tua personale esperienza e renderla disponibile alla tua squadra come conoscenza condivisa.
Perché? Quando la conoscenza rimane personale non consente ad altri di accedervi e di usarla quando ne hanno bisogno. Se tu hai una conversazione con un potenziale cliente, riesci a ricordare ciò che è stato detto e anche a strutturare i dettagli per la prossima interazione; ma cosa succede se hanno la loro prossima conversazione con una persona diversa della tua squadra? Dovrebbe ricominciare da zero, ponendo domande cui è già stata data una risposta.
Quando le risorse d’informazione sono disponibili per tutti i membri della tua squadra che potrebbero aver bisogno di accedervi, la conversazione è in grado di riprendere da dove si era interrotto l’ultimo.
Questo tipo di conoscenza condivisa, i dettagli forniti da un utente o correlati direttamente a una persona o azienda, è chiamata “informazione relazionale”.
C’è anche una seconda forma di conoscenze condivise chiamate ”informazioni fattuali”. Queste si riferiscono ai prodotti e ai servizi forniti, e includono i dettagli delle tue offerte, il modo in cui funzionano, e le situazioni per cui hai soluzioni. Pensale come a risposte alle domande che qualcuno potrebbe porre sulla tua attività. Probabilmente vuoi essere coerente nelle informazioni che stai mettendo in circolazione.
Ci sono sette modi in cui si possono porre domande:
Chi? – sta cercando una persona o una squadra specifica per risolvere un problema.
Cosa? – questo tipo di domanda è alla ricerca di una “dichiarazione definitiva” come risposta, che potrebbe essere una definizione.
Perché? – a questa tipologia di quesito è data una “spiegazione ragionata”. Se si dovesse chiedere Perché il cielo è blu? loro si aspetterebbero che la risposta fornita spieghi cosa causa questo fenomeno.
Quando? – è una domanda in cerca di una risposta “basata sul tempo”.
Dove? – quando qualcuno sta cercando una risposta basata sulla posizione.
Come? – le domande che rientrano nella categoria “come” sono interessanti e danno una grande opportunità per ottenere la fiducia del potenziale cliente. Di solito queste domande hanno un tipo di risposta “descrittivo” che spiega come fare qualcosa, eseguire un’attività o completare un obiettivo.
Quali? – queste sono domande “scelte”. Di solito chi chiede sta cercando di decidere cosa selezionare da un gruppo di opzioni (quale piano è giusto per me?).
Alla fine della giornata puoi usare la conoscenza fattuale per garantire sempre risposte coerenti alle domande poste indipendentemente dal fatto che qualcuno abbia lavorato per voi per anni o solo pochi giorni.
Infine abbiamo il terzo pilastro: S.C.OP.E, è un acronimo creato per aiutarti a produrre in modo efficace contenuti di conversazione.
La “S” sta per “standarizzare”, in altre parole vogliamo assicurarci di fornire contenuti coerenti e concreti (come risposte alle domande), ogni volta e su tutti i canali, per garantire un alto livello di coerenza.
“C” sta per “contestualizzare”. Abbiamo già standardizzato i nostri contenuti, adesso dobbiamo assicurarci che siano appropriati nel contesto di una conversazione. Una chiave per capire questo, sono i modi in cui potrebbero porti una domanda e ne abbiamo già parlato come parte della conoscenza condivisa.
Un altro punto fondamentale per stabilire il contesto ha a che fare con le azioni e le attività svolte dall’interlocutore fino alla conversazione che stai attualmente avendo con lui, ovvero quali pagine ha visualizzato, le richieste precedenti e le risposte o informazioni che ha già ottenuto dallo staff, indipendentemente dal canale su cui stai agendo.

Quando diciamo “ottimizzazione”, stiamo parlando di addentrarci nei punti di forza di un dato canale e di attenuare le sue debolezze. Ad esempio, per le chat dal vivo sono meglio i messaggi di una frase o due, e ognuno dovrebbe trasmettere un pensiero unico e coerente. Se si utilizza Facebook Messenger o SMS, è anche possibile inviare media, come immagini, brevi video e audio o anche clip.
Se ritieni di dover consegnare più di una frase o due, e il canale su cui stai lavorando è livechat, considera di fornire un link alla fonte delle informazioni (come un articolo sul sito o blog), o d’inviargliele via e-mail dove è anche possibile aggiungere allegati e documenti di supporto.
Successivamente abbiamo “Personalizza”. Quando personalizziamo un dialogo, stiamo sfruttando le informazioni che abbiamo già raccolto sulla persona con cui stiamo conversando, per far crescere la forza della nostra relazione 1: 1. Normalmente queste informazioni risiederanno nel tuo CRM e potrai utilizzarle per ricordare nomi, interazioni passate e azioni intraprese che influiranno sul tono della conversazione.
Siamo arrivati ​​alla parte finale,”Empatia”. Abbiamo l’obiettivo di costruire relazioni one-to-one su larga scala. Ciò significa che a volte dobbiamo essere consapevoli di come si sente la persona all’altro capo della conversazione. Dobbiamo così assicurarci sempre di essere emotivamente sintonizzati, anche grazie alle precedenti azioni create con S.C.O.P.E.
Fallo e vedrai le relazioni con i tuoi potenziali clienti svilupparsi in poco tempo.

Ottimizzare i contenuti per una maggiore indicizzazione nei Motori di Ricerca

Per fare in modo che i motori di ricerca capiscano il contenuto delle proprie pagine web è necessario partire da un punto fondamentale: scegliere le parole chiave.

 

Ma che cos’è l’ottimizzazione dei motori di ricerca o SEO?

Non è altro che il processo per migliorare il proprio sito web in modo che dai motori di ricerca vengano attirati più visitatori possibili.

 

Questo è il primo stadio del percorso di Inbound Marketing: cercare di comprendere come gli utenti cercano le informazioni su internet.

 

Google riceve oltre 3,3 mld di ricerche ogni giorno da persone che cercano di risolvere dei problemi o di rispondere alle loro domande. I motori di ricerca devono fornire risposte pertinenti, utili e affidabili. Grazie agli spider, Google analizza i contenuti del proprio sito web cercando di trovare risultati idonei alla ricerca dell’utente. Più la propria pagina avrà contenuti e argomenti approfonditi più google la prenderà in considerazione inserendola nelle prime pagine della ricerca.

 

Grazie al marketing inbound è possibile formulare una strategia di marketing per capire cosa vuole il proprio target di riferimento.

 

Come detto in precedenza l’utilizzo di parole chiave è fondamentale. Esse sono infatti le parole e gli argomenti digitate dagli utenti. Quindi per attrarre visitatori, i lead, i possibili clienti e i promotori è utile provare a mettersi nei loro panni e pensare a quali parole potrebbero cercare per condurli alla propria pagina web.

 

Supponiamo di essere dei venditori di Smartphone con custodia impermeabile chiamato “smartphone impermeabile”. Supponiamo inoltre che il possibile acquirente, tale Filippo Rossi adolescente, facesse cadere per errore in una pozzanghera il proprio telefono. Filippo in questo momento avrebbe un problema. Cosa cercherebbe sul web? Potrebbe scrivere “asciugare smartphone”. Filippo non può sapere che la nostra azienda vende smartphone impermeabili ma se all’interno del nostro sito ci sono articoli approfonditi sull’argomento “impermeabilità”  oppure “custodie impermeabili per smartphone” o ancora “custodie impermeabili per smartphone recensioni” i motore di ricerca lo condurrà da noi.

 

In base alle tappe dell’utente si possono categorizzare le parole chiave:

– Fase di consapevolezza: sono le parole chiave basate sul problema

– Fase di considerazione: sono le parole chiave sulle soluzioni fornite dalla tua azienda

– Fase decisionale: sono le parole chiave sulla decisione di acquistare

 

Bisogna essere molto specifici nella creazione di parole chiave. Ad esempio la parola “giacche” darebbe un risultato molto vario elencando tutti i tipi di giacche da uomo, donna e bambino. Una parola chiave di portata breve e ampia è definita corta o generica. Google quindi darebbe la precedenza a siti popolari e affidabili, senza calcolare,  in questo caso, il piccolo negozio specializzato.

 

Per generare parole chiave adatte o avere suggerimenti per il proprio sito web è possibile utilizzare il cercatore Wordstream o gli strumenti per i webmaster di Google.

 

I motori di ricerca sono sempre più intelligenti e sanno anche interpretare l’intento del ricercatore, è sufficiente quindi targetizzare le parole e creare contenuti  attorno a loro.

 

Gli step fondamentali per migliorare il proprio SEO sono:

– Creare un articolo approfondito con all’interno del titolo le parole chiave

– Inserire nella URL la parola chiave primaria. Ad esempio: companyname.it/long-tail-keyword-phrase

– Rinominare le immagini

– Aggiungere una meta descrizione di max 160 caratteri

– Collegare fonti affidabili e pertinenti agli articoli (senza esagerare per non creare spam)

– Ottimizzare il sito per dispositivi mobili

– Nel caso di attività locale creare una pagina Google +.

 

Tutti questi punti ottimizzeranno la ricerca della pagina web e la legheranno a una posizione specifica.

 

Buon SEO a tutti!

 

L’inbound Marketing per aumentare il vostro business

Cos’è l’inbound marketing?

Il marketing di tipo inbound è una strategia che si è creata sulle vesti dell’era digitale, si è creata sullo studio del comportamento dell’utente di oggi, sulle sue azioni, sulle sue esigenze. L’Inbound Marketing è quella strategia che ti aiuta a generare traffico di qualità senza il bisogno di disturbare il consumatore con metodi pubblicitari tradizionali e fastidiosi dando la possibilità di attrarre solo clienti realmente interessati ai tuoi servizi e ai tuoi prodotti.

Come fa?

È necessario fermarci a pensare come agiamo noi nei panni del consumatore. Come vogliamo che sia la nostra esperienza di navigazione ogni volta che accediamo al nostro browser? Diamo risposta a questa domanda e riusciremo a capire come e perché questo modello di marketing può rivoluzionare la navigazione su internet per l’utente e l’acquisizione di clienti di qualità per il venditore.

Grazie all’Inbound Marketing non solo non saremo più costretti ad inseguire i nostri clienti con mezzi di promozione tradizionali e interruttivi (quali banner, pop up, newsletter indesiderate) ma saremo in grado di farci cercare direttamente da loro. Tutto questo non è un miracolo venuto dal cielo, ma un mezzo intelligente che soddisfa le esigenze del grande pubblico attraendolo e fidelizzandolo.

Quali sono i canali Inbound?

I canali Inbound sono ad esempio le Newsletter a cui ci siamo iscritti, i contenuti di un blog che abbiamo scelto di leggere, un video che abbiamo scelto di guardare. Il 90% degli utenti sul web navigano attraverso canali Inbound.

Come utilizzare l’Inbound Marketing nell’e-commerce?

Cercherò di rispondere a questa domanda descrivendo i modelli di acquisto, ossia le fasi che generano l’acquisto tradizionale di un prodotto e le fasi che generano l’acquisto di un prodotto nell’era digitale. Modello di acquisto tradizionale

  1. Stimolo: ricevo lo stimolo da una pubblicità
  2. Primo momento della verità: siamo davanti allo scaffale e scegliamo se acquistare il prodotto di quella marca o di un’altra
  3. Secondo momento della verità: siamo a casa e diamo un giudizio al nostro acquisto testando il prodotto

 

Il metodo di acquisto tradizionale, descritta da Procter & Gamble (grande multinazionale prodduttrice di grandi marchi tra i quali Pantene e Gillette) nel 2005, si struttura in 3 fasi costituite dallo stimolo, ossia il momento in cui riceviamo uno stimolo pubblicitario, dal primo momento della verità, cioè il momento in cui siamo fisicamente nel negozio o davanti alla vetrina del prodotto online e stiamo decidendo se acquistare quel determinato prodotto ed infine il secondo momento della verità, quel momento in cui torniamo a casa e diamo un giudizio al prodotto acquistato.

Oggi, il metodo tradizionale di acquisto ha subito un aggiornamento dovuto alla digitalizzazione, alla ricerca sul web, ai motori di ricerca. Alle fasi precedenti viene introdotto Il Zero moment of truth, il momento zero della verità, ossia quel lasso di tempo, che avviene tra lo stimolo e la scelta di acquistare, in cui l’utente naviga su internet per cercare maggiori informazioni su quel che sta per acquistare:

Vediamone le fasi:

  1. Stimolo
  2. ZMOT (Zero moment of truth)
  3. Primo momento della verità
  4. Secondo momento della verità

 

Sfruttare il momento zero della verità per conquistare i tuoi clienti

 

Smetti di inseguire i clienti e fai in modo che loro cerchino te

Cit. Jacopo Matteuzzi

Lo ZMOT è quel momento che dobbiamo riuscire a sfruttare a nostro vantaggio per mostrare al nostro possibile acquirente degli ottimi motivi per scegliere i nostri prodotti/servizi.

Come funziona quindi l’Inbound Marketing?

Il mezzo più importante che insomma riassume la ‘filosofia’ dell’Inbound Marketing è il contenuto. Con la creazione di contenuti in tema e di qualità attirerai le persone in modo naturale verso il tuo prodotto, i tuoi servizi e la tua azienda conducendoli in un luogo dove essi stessi hanno deciso di essere, senza costrizione.

L’Inbound Marketing aiuta i tuoi potenziali clienti ad approdare in luoghi che egli stesso ha deciso di visitare portando vantaggio a lui e soprattutto alla tua azienda e ai tuoi profitti.

Riassumiamo la struttura che vige nelle fondamenta dell’Inbound Marketing: attrazione, conversione, conclusione, fidelizzazione.
Queste quattro fasi sono i punti focali che personalizzati sulla base dei tuoi servizi aiuteranno ad attrarre lo straniero trasformandolo a principio in contatto, poi in cliente ed infine in promotore.

Attrazione

La principale differenza tra Inbound e Web Marketing è che il Marketing di tipo inbound prevede l’attrazzione di un ideale consumatore che ha più probabilità di altri di essere interessato al tuo servizio. Ecco perché è importante studiare il profilo del tuo consumatore ideale e costruire sulla base delle sue abitudini e delle sue necessità i contenuti che scriverai nel tuo blog, nei tuoi social ecc.

Conversione

Questo è il punto cruciale in cui il semplice visitatore si trasforma in contatto. Per diventare contatto è necessario che il visitatore lasci alcuni suoi dati, come il suo nome, il suo indirizzo e-mail e magari la sua posizione all’interno dell’organico della sua azienda.

Un metodo che può rendere possibile questo passaggio è quello di rendergli qualcosa in cambio, come ad esempio un approfondimento su un determinato argomento di suo interesse o qualunque cosa in grado di deliziarlo.

Conclusione

La chiusura del processo è il momento in cui si chiude una vendita con il contatto appena acquisito. Attenzione che non tutti i contatti saranno disposti ad acquistare il tuo servizio all’istante, potrebbe volerci del tempo, è per questo che non devi scoraggiarti e continuare a deliziarlo con contenuti che possono interessarlo per ridurre il tempo decisionale per concludere la vendita.

Fidelizzazione

Mai abbandonare i tuoi clienti una volta che hanno comprato da te. Non dimenticarti di loro dopo la vendita, perché un cliente contento diventerà la tua migliore arma pubblicitaria; grazie al passaparola potrà portarti nuovi clienti decisamente più fiduciosi di un visitatore straniero.

Strumenti di Inbound Marketing

Attrazione: Blog, motori di ricerca
Conversione: Call to action, landing page, form
Conclusione: email
Fidelizzazione: newsletter, social media, customer care

Conclusioni

Che il tuo fine sia quello di aumentare le vendite sul tuo e-commerce oppure l’acquisizione di nuovi clienti attraverso il tuo sito web la strategia rimane sempre quella.
Ho voluto presentarti l’Inbound Marketing (termine coniato nel 2005 da Hubspot, azienda specializzata nella produzione di software per il marketing), perché rispecchia esattamente il profilo e le abitudini delle persone oggi, che nell’era digitale, sommersi da una miriade di informazioni grazie al web sono alla costante ricerca di informazioni, soluzioni e curiosità.

Il 90% delle aziende in tutto il mondo investe in tradizionali strategie di marketing senza pensare che il mondo è in perenne e costante mutazione, le abitudini e le necessità delle persone cambiano e parallelamente a loro deve cambiare il nostro sistema di vendita.

Fermarsi ogni tanto e riflettere sui concreti guadagni ottenuti grazie alla pubblicità invasiva, ai tradizionali metodi pubblicitari, può rivelarsi una vera e propria svolta in direzione di una innovativa strategia di Marketing cucita sulle necessità della persona nel 2018.

Abbiamo preparato per te la prima Video Lezione sull’Inbound Marketing in Italiano che ti aiuterà a scoprire come incrementare le conversioni del tuo sito grazie all’Inbound Marketing. Guarda ora la Preview:
Più in basso potrai scaricare gratuitamente l’e-book dove troverai il video Intero della prima lezione sull’Inbound Marketing.

Buona visione!

 

 

 

 

 

tecniche di marketing per le aziende di illuminazione

Come presentare ai tuoi clienti l’idea che hai progettato

Quando il computer crea un prototipo

La tecnica del 3D parte da lontano.

I primi esperimenti al riguardo risalgono addirittura agli anni ‘20, periodo in cui veniva sfruttato il sistema dall’anaglifo dove un’immagine formava un illusione di tridimensionalità.

anaglifi
Uso degli anaglifi nel Cinema

 

Gli anni ‘50 sono caratterizzati da un primo vero sviluppo, ovvero: l’utilizzo di una luce polarizzata in cui veniva utilizzato un doppio proiettore le cui lenti proiettano immagini polarizzate in modo differente l’una dall’altra.

Quando si pensa al 3D, la prima cosa che viene in mente è il cinema, infatti, il 3D viene visto per la prima volta sul grande schermo (non tutti sanno che Il delitto perfetto del 1954 di Alfred Hitchcock contiene una scena in 3D).

Con il tempo, il 3D ha iniziato ad essere sfruttato anche negli ambiti e nelle professioni più comuni come:

  • Architettura
  • Design
  • Progettazione
  • Invenzioni
  • Fotografia

E’ diventato talmente “famoso” che viene inserito in alcune scuole come materia di studio.

Presentazione di un prodotto. Come rappresento la mia idea?

Come accennavo prima, il 3D, negli anni si è sviluppato sempre di più, aggiornando e migliorando la tecnologia e la comunicazione intorno a noi, anche con la presentazione di un prodotto il 3D ha fatto passi da gigante.

Fino ad alcuni anni fa i cosiddetti “disegni tecnici” dominavano la scena della progettazione. Erano lo strumento con cui il progettista forniva tutte le informazioni necessarie di ciò che stava presentando.

Infatti, al giorno d’oggi, se si vuole vedere realizzata la propria idea, un proprio progetto, non c’è più bisogno di creare un prototipo artigianale ma è possibile realizzare, grazie ad alcuni programmi per il 3D rendering, la propria creazione.

Grazie al 3D rendering non solo chi ha progettato può trarne vantaggio, ma anche il possibile compratore il quale, attraverso questa tecnologia può vedere e capire le diverse fasi del progetto sentendosi immerso in una sorta di realtà virtuale grazie a:

  • Volumi
  • Spazi
  • Colori
  • Luci
  • Ombre

Tutto ciò si traduce in evidenti vantaggi per il professionista che, può risparmiare tempo e far “svanire” tutti i rischi d’incomprensione.

Mostrare un’idea
Dal disegno su carta alla rappresentazione reale

schizzo su carta
3d render finale
3D rendering finale

Siamo nell’anno 2018, 7 miliardi di abitanti popolano questa pianeta e alcuni di loro sono artigiani, inventori, designer oppure artisti i quali, ogni giorno, creano e hanno in mente nuove idee da realizzare.

Un tempo bastava creare con dei materiali il proprio prototipo e presentarlo ad un probabile finanziatore che poi avrebbe comunicato se l’idea avesse funzionato oppure no e se ci fosse stata la necessità di apporre ulteriori modifiche.

Sebbene il disegno su carta rimanga ancora affascinante e sia utilizzato in ogni fase creativa, le immagini, come i video, valgono molto di più e sono essenziali per comunicare al meglio il valore del proprio progetto.

Nel mondo del design il 3D ha preso ormai il sopravvento, molti produttori, aziende e designer hanno cominciato ad utilizzarlo come metodo di progettazione e presentazione dei vari articoli (molto utilizzato anche nel mondo dell’architettura).

Anche un ente privato può usufruire di questo metodo per presentare la sua idea a un possibile acquirente prima di spendere una cifra significativa per realizzarla.

La renderizzazione di un progetto 3D può aiutare a valorizzare la propria idea, a diminuire le fasi di lavoro e ad avere un assoluto margine di personalizzazione anche sul progetto finito.

video tutorial con i 3d render

Come offrire un servizio clienti sui social network

La presenza sporadica sui Social Network non è più sufficiente in questo momento di forte crescita sociale sulle reti virtuali.

Oggi i navigatori del web, ossia un buon 90% della popolazione, cercano informazioni sulle pagine dei social che più amano utilizzare. La presenza sui Social Network da parte delle aziende si traduce spesso in una relazione in prima persona con i propri consumatori i quali frequentano una pagina aziendale per conoscere meglio il brand e per interloquire con essa, sfruttando l’occasione per inoltrare richieste, curiosità e domande sui suoi prodotti.

Se si sceglie quindi di presentare il proprio brand sui social network bisogna essere consapevoli del fatto che i nostri clienti vorranno mettersi in contatto con noi. La semplice pagina su Facebook o su Twitter tramuterà quindi in un vero e proprio customer care dove rispondere alle esigenze dei propri clienti. I numeri parlano chiaro: il 53% degli utenti online ha smesso di considerare un marchio perché non è stata sufficientemente considerata di fronte ad un problema riscontrato, il 25% ha preso la medesima decisione a causa di attese troppo lunghe al telefono del servizio clienti. Non solo l’attenzione al cliente necessita una maggiore attenzione, ma la velocità delle risposte diminuisce considerevolmente. Il 68% degli utenti crede che una veloce risposta sia di vitale importanza.

Come offrire la migliore esperienza di servizio clienti sui social network

Sii dove i tuoi clienti ti cercano

La prima cosa che dovresti fare nel momento in cui consideri di sfruttare i social network come canale di assistenza clienti della tua azienda sarebbe quella di capire quale canale social utilizza maggiormente il tuo target di clienti. Per fare questo, cerca citazioni che includano il nome del tuo brand all’interno dei più famosi social network, se invece credi che ancora nessuno parli del tuo brand nei post o nei commenti allora inoltrati tu stesso nelle conversazioni di persone interessate al tuo settore per capire dove essi navigano, su quali social network sono più attivi.
Esistono Social Network più indicati rispetto ad altri per creare un servizio clienti: Facebook e Twitter sono sicuramente i più adatti a tale scopo. Molte grosse aziende hanno deciso infatti di sfruttare il potere degli #hashtag di Twitter per migliorare la loro trovabilità.

Ascolta quello che i tuoi clienti hanno da dirti

I tuoi clienti sono la migliore arma per strutturare una sempre migliore strategia aziendale.

Ascoltare i tuoi clienti ti aiuterà a capire:

  • Di che natura sono i problemi dei tuoi clienti
  • Quanti commenti sono positivi e quanti negativi
  • A quanti problemi riesci a rispondere utilizzando le guide che hai inserito nel tuo sito web.
  • In quale momento della giornata sono più attivi sui social i tuoi clienti

Questi punti aiuteranno la tua azienda a determinare alcuni aspetti quali le tipologie di problemi che riscontrano i tuoi clienti e in quale numero, l’efficienza delle guide, le best practies e le FAQ che hai pubblicato sul tuo sito web oppure ancora per determinare la fascia oraria migliore per pubblicare i post in bacheca.

Rispondi velocemente

Il mondo Social è costituito da utenti esigenti ed abituati ad ottenere risposta ai propri dubbi in tempi brevissimi. Il 48% degli utenti si aspetta di ricevere una risposta entro 1 ora, mentre il 17% addirittura in pochi minuti. Certo, non è cosa assai semplice ed è per questo che è importante organizzare un’efficiente suddivisione dei compiti all’interno dell’organico della tua azienda per rispondere a tali esigenze.

È essenziale che venga data una risposta entro tempi molto brevi alle richieste dei tuoi clienti e con risposte esaustive che siano capaci di rispondere ai dubbi del tuo cliente.

È da tener presente che l’assistenza clienti sui social network è completamente pubblica, ed è per questo che è molto importante elaborare ogni singola richiesta di qualsiasi tipologia essa sia con gentilezza e cordialità. Potrebbe essere necessario talvolta far uso di messaggi privati per elaborare quelle richieste che richiedono un maggiore spazio per elaborare una risposta o dove viene richiesto uno scambio di dati sensibili come indirizzo e-mail, coordinate bancarie, dati personali ecc. Se decidete di elaborare il commento di un vostro cliente tramite live chat, pubblicate un commento che dichiari di aver preso in carica il problema in sede più consone in modo da mostrare al pubblico che la questione è stata risolta altrove.
Potrebbe capitare, soprattutto inizialmente, di ricevere domande a cui non è possibile dare riscontro istantaneamente perché magari di natura troppo tecnica che va al di là nelle vostre conoscenze, è importante in tal caso fornire comunque una risposta al consumatore avvisandolo dell’attesa necessaria per far elaborare la sua richiesta da un esperto.

Riassumendo quanto detto fino ad ora ecco alcuni consigli pratici per un customer care eccellente:


  • Identificare correttamente il problema
  • Fornire link ad approfondimenti
  • Terminare la conversazione ringraziando
  • Inserire il proprio nome alla fine di ogni messaggio (anche fittizio)
  • Organizzare le proprie attività in tal modo da riuscire a rispondere correttamente nel più breve tempo possibile a tutti i messaggi.

Determina quando gestire una richiesta ‘offline’

Il 95,6% dei consumatori è influenzato da altri commenti sulle pagine social dei Brand. Grazie a questo dato potete capire voi stessi quanto sia importante generare una clientela soddisfatta dell’attenzione che gli date. Un cliente insoddisfatto del vostro prodotto può essere riconquistato grazie ad un ottimo servizio clienti.

Come dicevo più in alto, non tutte le difficoltà dei tuoi clienti possono essere risolte in 140 caratteri quindi è necessario essere abili nel capire quando affrontare una richiesta ‘offline’. Per offline intendo spostare la conservazione in luogo più consono dove sarete in grado di scambiarvi messaggi più lunghi o dove potervi scambiare dati sensibili da nascondere dagli occhi curiosi sulla tua bacheca.

Quali richieste gestire offline:

  • Il cliente ha bisogno di ricevere assistenza mirata su due o più problemi
  • È necessario scambiare dati sensibili quali indirizzo e-mail, coordinate bancarie, dati personali.

Il servizio clienti è di estrema importanza soprattutto nei settori in cui la concorrenza è disarmante. I clienti che ricevono assistenza sono più propensi a sceglierti per questo e per i prossimi acquisti. In fin dei conti basta pensare alle nostre esperienze di acquisto nei negozi, non siete più propensi ad acquistare da un commerciante che ci considera con gentilezza ed attenzione?

Migliorare la notorietà del vostro brand ed aumentare le vendite non è solo questione di prezzi competitivi, soprattutto in un’era in cui le persone sanno riconoscere ed apprezzare i prodotti di qualità. La qualità dell’assistenza che concederete ai vostri clienti sarà direttamente proporzionale all’immagine che darete alla vostra azienda.

Se deciderai di affrontare il mondo social ed assistere i tuoi clienti nella scelta dei tuoi prodotti tieni presente di non commettere questi errori:

  • Non trascurare mai i tuoi clienti. Rispondi a tutte le loro domande, sia che esse siano positive o negative
  • Non eliminare mai i commenti a meno che siano SPAM. Eliminare un commento negativo per preservare l’immagine della tua azienda non farà altro che danneggiare il rapporto con il tuo cliente e ad incrementare la possibilità di divulgare pubblicità negativa su di te
  • Non metterti sulla difensiva. Se ricevi commenti negativi ringrazia il cliente per averti fatto voce del suo problema, cerca di risolverlo assieme a lui e scusati del disturbo che gli ha potuto causare (o no) il problema in questione.

Il monitoraggio costante delle tue pagine social ottimizzerà l’immagine della tua azienda differenziandoti da customer care accettabili con un servizio clienti eccezionale con il risultato di una clientela contenta passaparola di ottima pubblicità.

Ancora non ci credete alle potenzialità di un ottimo social customer care?
Allora guardate questa esperienza:

Esaí Vélez è un ragazzo che durante un suo volo di 4 ore con la compagnia JetBlue ha postato un tweet sulla bacheca della compagnia dove in tono deluso faceva notare che il suo televisore era l’unico di tutto l’aereo a non funzionare. twitter-customer-care-jet-blue

La compagnia che avrebbe potuto ignorare il tweet o semplicemente scusarsi, si è approcciata amichevolmente con Esaí Vélez rispondendogli in questo modo:

“Oh no! Non è quello che ci piace sentire! È solo il tuo televisore a non funzionare?”

Dopo aver confermato che solo il suo televisore non funzionava, JetBlue ha risposto:

“Odiamo quando succede. Mandaci un DM con il tuo codice di conferma per ottenere un voucher per la tua TV non funzionante.”

Quindi la compagnia non solo si è scusata per lo sconveniente, ma ha addirittura regalato un buono al ragazzo. Il risultato di questa attenzione è apparsa solo pochi minuti dopo con un tweet del ragazzo:

“Uno dei servizi clienti più veloci e migliori: @JetBlue! Grazie e felice giorno del ringraziamento!”

 

twitter-customer-care-jet-blue_2

Potrei elencare numerose situazioni simili, alcune molto divertenti, magari dedicherò un articolo proprio a questo. Ma ora traiamo le conclusioni di questo articolo.

L’esempio di JetBlue spiega come è facile trasformare un cliente insoddisfatto in un cliente felice. Nella maggior parte dei casi è sufficiente mettersi nei panni del nostro cliente prima di giungere a conclusioni affrettate e rischiare di apparire scortesi con la sola conseguenza di perdere un cliente prezioso.

 

E-commerce: consigli per vendere on-line i propri prodotti

6 errori da evitare con il tuo e-commerce.

Oggi voglio presentarti gli errori più comuni che potrebbero influire negativamente sul rendimento del tuo e-commerce.

Gran parte degli imprenditori pensano all’e-commerce come ad un porto sicuro e semplice per incrementare le vendite dei loro prodotti. Niente di più sbagliato.
Purtroppo l’e-commerce viene considerato come un progetto informatico e nulla di più, probabilmente questa considerazione poteva essere presa per vera negli anni in cui i negozi online si potevano contare sulle dita di una mano e dove la concorrenza era pressochè inesistente.

L’e-commerce è senz’altro uno strumento straordinario da non sottovalutare se iniziato con le giuste precauzioni e progettato con un’adeguata strategia di marketing.

Ora vediamo assieme i 6 motivi che spesso causano uno scarso rendimento ad un negozio online:

#1 Non hai idea di chi sia il tuo Target

Hai considerato il target dei tuoi potenziali clienti?

Prima di iniziare con la progettazione di un sito e-commerce è importante intraprendere uno studio approfondito sul target delle persone che potrebbero essere interessate ai tuoi prodotti. È proprio sulle vesti di questo dato che va disegnato un intero progetto online sia che quest’ultimo sia un sito web, un’applicazione o un e-commerce.

Sulla base del tuo target puoi studiare una strategia di marketing ad hoc in grado di soddisfare il tuo cliente ideale, quello che in terminologia di Inbound Marketing chiamiamo Buyer Persona. Grazie al tuo target sei in grado di capire non solo la veste grafica del tuo sito, ma soprattutto i termini di ricerca che utilizzerà per trovare ciò che gli serve e quali canali visiterà maggiormente.

#2 Non hai indicizzato il tuo e-commerce

L’indicizzazione di un e-commerce è una materia dispendiosa quanto essenziale.

Grazie all’identificazione del target sei in grado di condire le pagine del tuo e-commerce delle giuste parole chiave e le giuste descrizioni.

Per indicizzare correttamente il tuo sito web ricorda sempre di simpatizzare il più possibile con i motori di ricerca, quali Google, Yahoo e quanti altri. I motori di ricerca penalizzano i contenuti duplicati e keywords messe a casaccio perciò, prenditi tutto il tempo che serve per scrivere una meta descrizione breve ed esaustiva per ogni pagina del tuo sito web, comprese le pagine dei prodotti. Non abusare delle keywords, inserisci quelle veramente inerenti al contenuto delle tue pagine. Su internet sono presenti svariati tool molto utili nel cercare le parole chiave più utilizzate in funzione dei competitors, come ad esempio il Tool di Google Adwords.

#3 Non analizzi il comportamento dei tuoi utenti

Non dimenticarti mai che il miglior metodo per studiare una strategia di marketing sta nell’osservazione del comportamento dei tuoi consumatori.

Fai affidamento ai mezzi di analisi a disposizione sul web, come Google Analytics e osserva come i tuoi consumatori si comportano nel tuo sito web, quanto tempo passano sulle tue pagine, in quali pagine spendono la maggior parte del loro tempo ecc. Sulla base di questo potrai capire le carenze e le potenzialità del tuo sito e avere un’idea ben precisa degli errori da aggiustare.

#4 Non crei contenuto formativo

Cosa intendo per contenuto formativo? Dobbiamo pensare al web come un oceano pieno di informazioni che l’utente di oggi utilizza come se fosse un pesante tomo enciclopedico che sfoglia per trovare risposta alle sue domande.

Il pubblico vuole andare al di là del tuo marchio, vuole capire perché dovrebbe scegliere il tuo prodotto al posto di un altro.

Creare contenuto è importante sia sotto forma di blog, dove puoi spiegare agli utenti le potenzialità dei tuoi prodotti, l’uso che possono farne ecc ecc.
Ad esempio, se il tuo sito vende prodotti per la cucina, mostragli come usarli scrivendo delle ricette che includono l’uso dei tuoi prodotti, in questo modo non solo mostrerai ai tuoi clienti dei validi motivi per acquistare i tuoi prodotti, ma gli darai motivo di tornare sul tuo sito ogni qual volta cercherà una ricetta da cucinare utilizzando la tua padella antiaderente.

Scrivere scrivere e scrivere

L’utente che acquista online ha fretta, perciò è importante fornire i messaggi che lui desidera conoscere senza costringerlo a navigare tutto il sito.
Hai deciso di spedire gratuitamente i tuoi prodotti oltre una spesa di 50€? Diglielo, scrivilo nella top bar del tuo sito, magari in un punto che vedrà in tutte le pagine del tuo sito.

Il concetto è, se non sei un marchio conosciuto, devi conquistare la fiducia dei tuoi clienti.
Coccola i tuoi clienti, semplificagli la vita, forniscigli contenuti interessanti che gli daranno ottimi motivi per tornare da te.

#5 Il tuo negozio non ha un Customer Care

Crea una sezione del tuo sito web dedicata al servizio dei tuoi clienti.

Il tuo negozio online è un canale di vendita che deve soddisfare tutti i bisogni del tuo cliente, deve essere ricco di informazioni utili, che siano esse delle descrizioni testuali o dei video tutorial. L’era della comunicazione digitale ci offre numerosi mezzi per diffondere i nostri messaggi. Scegli, sempre facendo riferimento al tuo target, gli strumenti migliori per creare sul tuo sito web, su Twitter o sul canale che ritieni più appropriato un’area clienti dove darai loro la possibilità di avere risposta su problemi o curiosità sui tuoi prodotti. Ho dedicato un articolo proprio su questo argomento.

Un esempio di servizio clienti può essere una playlist di video tutorial su youtube, una pagina Twitter a cui rispondere in prima persona alle richieste dei tuoi clienti oppure ancora una live chat per chiarire gli ultimi dubbi dei consumatori prima di procedere all’acquisto.

Il pubblico spesso diffida dei siti web abbandonati, poveri di contenuto, si sentono come in un negozio senza commesso.

#6 Investi in Marketing interruttivo

L’ultimo punto, ma non meno importante, lo dedico a tutte quelle aziende che hanno fatto il passo successivo, cioè la pubblicizzazione del proprio negozio interattivo.

Purtroppo esistono metodi di marketing tradizionale che non danno gli effetti sperati, quello che definisco come marketing interruttivo ossia di tipo outbound.

Il marketing di tipo interruttivo in soldoni è lo spot televisivo, la telefonata promozionale, la newsletter che non ci interessa, il banner pubblicitario, il pop up, cioè tutti quei canali pubblicitari che interrompono l’utente in momenti indesiderati.

Sul web il 10% dei clic sono destinati a pubblicità di tipo interruttivo, il restante 90% è destinato ai canali di tipo Inbound ossia newsletter a cui siamo iscritti, risultati di ricerche, contenuti che si vogliono leggere, video che si vogliono guardare.

Tutto questo non significa che sia sbagliato fare marketing, in tal caso potrei anche cancellare l’intero articolo, ma che è importante costruire una strategia di marketing che esaudisca i bisogni degli utenti senza il necessario bisogno di interromperlo con un pop-up mentre si sta leggendo un’articolo interessante.

Considerazioni finali

Abbiamo ragionato sui 6 errori fondamentali causata da una strategia di marketing obsoleta.

Ho voluto fare delle brevi considerazioni su quelli che sono dei solidi punti di partenza per progettare un negozio online ben fatto e redditizio.

Ho inoltre introdotto alcuni punti chiave che fanno parte dell’Inbound Marketing ossia quella strategia di marketing che si concentra sull’acquisizione del traffico e della fiducia dei clienti grazie a contenuti che loro stessi vogliono consultare

Bordegoni ha preparato per te la prima Video Lezione sull’Inbound Marketing in Italiano che ti aiuterà a scoprire come incrementare le convesioni del tuo sito grazie all’Inbound Marketing. Guarda ora la Preview:
Più in basso potrai scaricare gratuitamente il Video Intero della prima lezione. Buona visione!

 

 

 

 

GDPR 2018 – Cos’è e come adeguarsi al Regolamento entro il 25 maggio 2018

Indice:

Il 27 aprile 2016 è stato emanato il nuovo regolamento 2016/679 meglio conosciuto come GDPR, acronimo di General Data Protection Regulation, il quale verrà applicato a partire dal 25 maggio 2018 e che affronterà la preoccupazione sull’utilizzo dei dati personali e della loro riservatezza.

Il nuovo regolamento non si rivolge soltanto ai Paesi europei, ma anche a tutte quelle aziende ovvero organizzazioni, che utilizzano i dati personali di persone fisiche cittadine dell’Unione Europea.

È importante precisare che questo articolo non è finalizzato a sostituire la consulenza di una figura legale e del regolamento ufficiale, ma è stato scritto per riassumere i soli punti fondamentali racchiusi nel regolamento che chiunque può utilizzare come guida pratica per conformare la politica sulla privacy della propria organizzazione.

Cos’è il GDPR

Il GDPR – REGOLAMENTO (UE) 2016/679 – è il regolamento ufficiale emanato dal parlamento europeo e del consiglio relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE ossia il regolamento generale sulla protezione dei dati.

Cosa sono i dati personali

I dati personali sono tutte quelle informazioni in grado di identificare direttamente o indirettamente una persona fisica come il nome, il numero di identificazione, i dati relativi all’ubicazione, un identificativo online, elementi caratteristici della sua identità fisica, fisiologica, genetica, psichica, economica, culturale o sociale.

Chi è il titolare del trattamento dei dati personali?

La persona fisica o giuridica, l’autorità pubblica, il servizio o altro organismo che determina perchè e come avviene il trattamento dei dati personali.

Nell’ambito di un sito web, il titolare del trattamento dei dati personali è il titolare dell’azienda che richiede il consenso per utilizzare i dati personali dei suoi utenti per inviare e-mail a scopo commerciale o pubblicitario.

Chi è il Responsabile del Trattamento dei dati personali

La persona fisica o giuridica, l’autorità pubblica, il servizio che utilizza i dati personali per conto del titolare del trattamento.

Il responsabile del trattamento potrebbe essere ad esempio l’agenzia di marketing che utilizza i dati personali per i quali ha stipulato un contratto con il titolare del trattamento per realizzare un piano di marketing aziendale.

Cosa deve fare il titolare del trattamento dei dati

Il titolare del trattamento dei dati personali di un’azienda ha l’obbligo di analizzare il tipo di dati raccolti e la modalità del loro trattamento in rapporto alla struttura aziendale.

Vediamo in sintesi un elenco di adempimenti che il titolare dovrebbe rispettare per conformarsi al GDPR:

  • Fare una valutazione completa dei trattamenti e dei rischi a essi connessi, riesaminando il vecchio Documento programmatico sulla sicurezza (c.d. DPS) originariamente previsto dal d.lgs. 196/2003 e, ove predisposto, il modello organizzativo ex d.lgs. 231/2001 e redigere il Registro dei trattamenti. Tutte le imprese con più di 250 dipendenti sono obbligate alla redazione del Registro dei trattamenti, a prescindere dalla tipologia di dati trattati e delle finalità del trattamento. Le imprese con meno di 250 dipendenti debbono redigere il Registro dei trattamenti solo se i trattamenti che effettuano presentino un rischio per i diritti e le libertà dell’interessato, non siano occasionali o includano il trattamento di dati c.d. “sensibili” o personali relativi a condanne penali e a reati di cui all’articolo 10
  • Verificare le informative e i consensi già utilizzati e, qualora necessario, aggiornarle e mandarle nuovamente ai soggetti di cui si conservano i dati
  • Definire le persone che si occupano dei dati: il Titolare, i Responsabili del trattamento, il Responsabile della protezione dei dati (Data Protection Officer), in caso sia necessario in rapporto alla tipologia dei dati ed alla metodologia di trattamento
  • Verificare e accertarsi di aver predisposto/predisporre misure di sicurezza adeguate sia fisiche (accessibilità ai locali e agli archivi ove sono conservati i dati, sistemi di allarme, vigilanza ecc.) che digitali (antivirus, firewall, criptazione dati, etc.)
  • Verificare i contratti sottoscritti con i Responsabili del trattamento e sottoscrivere il contratto con il Data Protection Officer, se nominato
  • Verificare l’estensione delle proprie coperture assicurative al caso di danni cagionati da perdita, sottrazione o manipolazione dei dati
  • Adottare procedure in caso di perdita dei dati, portabilità e di richieste di cancellazione da parte degli utenti interessati, che sono da soddisfare entro 30 giorni dall’arrivo della richiesta, nonché predisporre modelli per la notifica all’Autorità di controllo in caso di perdita o sottrazione di dati
  • Eseguire una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati ai sensi dell’art. 35 quando il trattamento di dati, mediante l’uso di nuove tecnologie, possa presentare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone (trattamento di dati sensibili per sorveglianza su larga scala, per la profilazione ecc.).

Cosa deve fare il proprietario di un sito web

Il proprietario di un sito web deve garantire una navigazione semplice, sicura e trasparente che rispetti ogni diritto dei suoi visitatori.

Vediamo per punti gli adempimenti che il proprietario di un sito web dovrebbe eseguire:

  • Conoscere ogni tecnologia utilizzata per il trattamento dei dati personali all’interno del sito web
  • Chiedere ed ottenere il consenso volontario da parte dei propri utenti prima di elaborare qualsiasi dato fornito
  • Offrire agli utenti in modo semplice e trasparente tutte le informazioni che riguardano il fine della raccolta dei dati ed il tempo di custodia di tali dati
  • Offrire all’utente la possibilità di revocare ogni consenso precedentemente concesso
  • Essere a conoscenza di quali dati vengono forniti a terzi, dove vengono inviati e perchè
  • Garantire il diritto ai propri clienti di trasferire i loro dati personali. Ciò significa che è necessario, qualora venisse richiesto, inviare al destinatario i dati personali in formato leggibile (formato CSV) dandogli così la possibilità di trasferire i propri dati ad altri fornitori più agevolmente.

A chi è rivolto il GDPR

Il regolamento è rivolto a tutte le aziende ovvero organizzazioni (appartenenti all’UE e non) che gestiscono, conservano o utilizzano i dati personali di persone fisiche cittadine dell’Unione Europea.

Il GDPR si rivolge sia ai titolari che ai responsabili del trattamento, è perciò importante ri-esaminare i contratti stipulati con i fornitori esterni che conservano, gestiscono o utilizzano i dati personali dei tuoi clienti prestando maggiore attenzione a quelli che risiedono fuori dall’Unione Europea.

Alcuni esempi di responsabili del trattamento in ambito web potrebbero essere gli hosting provider, le piattaforme di e-mail marketing oppure anche le agenzie di marketing e servizi pubblicitari.

A chi NON è rivolto il GDPR

Il regolamento non si rivolge alla persona fisica che utilizza i dati personali di un’altra persona fisica a scopo esclusivamente personale o domestico.

A quali sanzioni va incontro chi non si conforma al regolamento?

Questa volta le sanzioni per titolari e responsabili del trattamento sono assai cospicui.
Si parla, per violazioni ‘minori’, di multe fino a 10 milioni di €, o per le aziende, fino al 2% del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente se superiore, per violazioni ‘maggiori’ si parla invece di sanzioni fino a 20 milioni di € o fino al 4% del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente, se superiore.

Conclusioni

Insomma, tirando un po’ le somme, il mio consiglio, che non sostituisce assolutamente quello di una figura legale, è quello di rivalutare tutti i sistemi che si utilizzano per la raccolta e la manipolazione dei dati personali, controllare i consensi ricevuti ed eliminare tutti quei dati che sono stati raccolti senza consenso e di conformare il sito web al nuovo regolamento entro il 25 maggio 2018.

Infine consiglio di scaricare da questo link il Regolamento ufficiale e di richiedere la consulenza di una figura legale competente in quanto ogni azienda è una realtà a sé stante che richiede una valutazione personalizzata.